IAVP — International Academy of Vector Psychology

Da dove viene la sofferenza che sentiamo come “eccessiva” rispetto a ciò che l'ha provocata? Perché certe relazioni ci nutrono e altre ci consumano, a parità di tempo trascorso insieme? La Psicologia Vettoriale nasce da trent'anni di pratica clinica e di ricerca per rispondere a domande come queste, proponendo un linguaggio nuovo, radicato nella tradizione psicoterapeutica ma capace di leggerla con una precisione ulteriore.

Le radici

Il modello si costruisce sul dialogo tra discipline che raramente vengono lette insieme: l'Analisi Transazionale di Eric Berne, la filosofia dell'interiorità da Agostino in avanti, la psicologia dello sviluppo, e i risultati più solidi delle neuroscienze contemporanee sulla memoria e sullo spazio. Più che un collage di teorie diverse, si tratta di individuare, dietro e dentro linguaggi diversi, una struttura e una legge comune.

Il cuore del modello

Al centro della Psicologia Vettoriale c'è un'intuizione semplice da enunciare e ricca da esplorare: l'identità, in tale ottica, diventa un luogo interiore attraversato da movimenti, i vettori, che hanno una direzione, un'intensità e un verso, proprio come in fisica. Riconoscerli è un primo passo per orientarci ed orientarli.
Il modello si sviluppa su tre livelli: i fondamenti teorici, le applicazioni cliniche e didattiche, dalla psicoterapia alla glottodidattica sperimentale, maturate sul campo, e le prospettive di ricerca ancora aperte.

Tre estratti dal libro

I tre passaggi che seguono sono estratti autentici del libro L'Io-Luogo, riportati così come sono nel testo originale, per offrire un assaggio diretto di come il modello prende forma sulla pagina.

Estratto dal Capitolo 4 — Le cellule che sanno dove sei
Nel 1971, in un laboratorio universitario, due ricercatori misero un elettrodo sottilissimo nel cervello di un topo libero di muoversi in una stanza, e registrarono qualcosa di inatteso. Alcuni neuroni, nell'ippocampo, restavano silenziosi per quasi tutto il tempo, e si accendevano soltanto quando l'animale si trovava in un punto preciso dello spazio. Non prima, non dopo: esattamente lì. Se il topo tornava in quel punto un'ora dopo, la stessa cellula si riattivava, come se avesse un proprio indirizzo. John O'Keefe e Jonathan Dostrovsky le chiamarono place cells, cellule di posizione.
Non è un dettaglio marginale di biologia animale. È la prova che il cervello dedica una parte reale del proprio tessuto al compito di sapere dove ci si trova, momento per momento. Nel 2014, questa scoperta, insieme al lavoro successivo di May-Britt ed Edvard Moser sulle grid cells, ha ricevuto il Premio Nobel per la Medicina.
Quando dunque parli di te stesso usando parole di spazio, senza accorgertene, non stai solo usando un modo di dire. Stai descrivendo, con il linguaggio di tutti i giorni, qualcosa che il tuo cervello fa davvero.

Estratto dal Capitolo 19 — Il gioco che ti protegge e ti isola nello stesso gesto
In uno studio ormai diventato un classico, pubblicato su Science, Naomi Eisenberger, Matthew Lieberman e Kipling Williams hanno mostrato, con la risonanza magnetica funzionale, che l'esclusione sociale attiva la corteccia cingolata anteriore, la stessa regione del cervello coinvolta nell'elaborazione del dolore fisico. In altre parole, il cervello non tratta il rischio di essere rifiutati come un fastidio astratto: lo tratta, almeno in parte, come farebbe con una minaccia fisica reale.
Un gioco relazionale, per quanto logorante, potrebbe offrire proprio questo: la certezza di un copione conosciuto contro l'incertezza, più minacciosa per un cervello allarmato dal rischio di rifiuto, dell'incontro vero.

Estratto dal Capitolo 44 — Il corpo che cambia stanza
Prova un piccolo esperimento, adesso, mentre leggi. Siediti curvo in avanti, spalle in dentro, sguardo basso, e resta così per una decina di secondi, provando a pensare a qualcosa che ti dà entusiasmo. Poi cambia postura: raddrizza la schiena, apri le spalle, alza lo sguardo, e prova a pensare alla stessa cosa. Con ogni probabilità, non è stato ugualmente facile nei due casi.
In una rassegna pubblicata sulla rivista Science e intitolata “Embodying Emotion”, la psicologa Paula Niedenthal ha raccolto evidenze secondo cui percepire e pensare un'emozione comporta una vera e propria ri-attivazione del corpo, non solo della mente: la postura, l'espressione del volto, la tensione muscolare non seguono passivamente lo stato emotivo, ma partecipano attivamente a costruirlo.

Il libro

L'Io-Luogo. Fondamenti di Psicologia Vettoriale è il testo che raccoglie per la prima volta questo modello in forma organica. È attualmente in fase di completamento, con pubblicazione prevista per l'autunno 2026. (Ricevi un avviso alla pubblicazione, compilando il modulo della pagina Contatti)

Glossario essenziale

Dieci voci di esempio, tratte in ordine alfabetico dal glossario completo del libro L'Io-Luogo. Fondamenti di Psicologia Vettoriale:

  • Copione / Inerzia Vettoriale Ereditaria: un vettore che ha smarrito la propria spinta propulsiva originaria e orbita in circuiti chiusi, ripetendo sempre la stessa traiettoria.
  • Custodi (i tre): le tre presenze interiori che interrogano rispettivamente la protezione, il permesso e la capacità di agire con forza propria.
  • Fiume (il): l'immagine dell'Io-Luogo allineato: una struttura che vive nel movimento, non nella resistenza al movimento.
  • Io-Luogo: il concetto fondativo del modello: l'identità come somma delle dimore esistenziali abitate in un istante dato, non come entità statica.
  • Noi-Luogo: lo spazio relazionale nuovo che nasce quando due Io-Luogo si incontrano in modo autentico.
  • Quinto Elemento: la posizione di consapevolezza da cui tutti gli altri elementi diventano visibili, senza identificarsi con nessuno di essi.
  • Testimone: la posizione interiore che osserva il flusso dei propri vettori senza identificarsi con essi.
  • Vettore di Connessione Primaria: l'allineamento di due Io-Luogo che tentano di generare uno spazio comune.
  • Vettore Primo: l'impulso originario da cui nasce ogni vettore psichico: nessun movimento interiore parte davvero da zero.
  • Vettore Psichico: ogni vissuto emotivo definito da tre parametri: Intensità, Direzione, Verso.
IAVP — International Academy of Vector Psychology

La Psicologia Vettoriale viene promossa a livello internazionale attraverso IAVP (International Academy of Vector Psychology), il progetto con cui sto portando questo modello al confronto con la comunità scientifica internazionale.

Se dovessi condensarla in una frase sola: la Psicologia Vettoriale è il tentativo di riconoscere come una qualità di relazione, curata e orientata con precisione, riesca prima a rappresentarsi nel pensiero, e poi a incarnarsi pienamente nella vita di una persona. Non una misura in senso scientifico, ma una bussola per orientarsi in ciò che vale davvero.